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BALOTELLI – Nando Sanvito: Quando l’antirazzismo è ipocrita e razzista

Abbiamo chiesto, in esclusiva a ilsussidiario.net, a Nando Sanvito, giornalista sportivo di Mediaset, un commento sulla vicenda Balotelli e la sua impressione “dal campo”, visto che sabato era a Torino a seguire la gara tra Juventus e Inter.

E’ giusto chiudere lo stadio della juve per i cori razzisti su Balotelli?

Giusto! Ma sarebbe ora di finirla con l’ipocrisia…

Quale?

Quella dell’antirazzismo! Non si capisce perché l’opinione pubblica e le istituzioni vengano mobilitate solo quando negli stadi si sente un buuuh o l’insulto al “negro” di turno. E’ come se il potere culturale-mediatico avesse deciso quali insulti dentro gli stadi siano sopportabili e quali no, una sorta di decalogo del politicamente corretto anche nel graduare l’indignazione, dunque razzista anch’esso.

Spiegati meglio…

Io sabato sera era allo stadio Olimpico e quando un giocatore dell’Inter è finito a terra per un contrasto, si è alzato il solito coro che si sente in tutti gli stadi (compresa la curva dell’Inter) “Devi morire!”. Ora io dico: ci si scandalizza -giustamente- di un coro razzista e nessuno si sogna di censurare un coro altrettanto odioso e ricorrente come “Devi morire!”. Dov’é la differenza? E’ forse meno insultante la dignità della persona questo di quello? Assolutamente no! Anzi, semmai il contrario! Qui si augura addirittura la morte a qualcuno. E allora… come la mettiamo? Mi viene in mente la linea difensiva di Materazzi quando fu convocato dalla FIFA per discolparsi dell’accusa di provocazione a Zidane per la famigerata testata nella finale di Berlino. “Non ho offeso la sua razza né la sua religione” si discolpò, partendo dal presupposto che quelle offese sarebbero state intollerabili, mentre invece quelle all’onorabilità della sorella di Zidane tutto sommato facevano parte del gioco… Assurdo! Ma non è che Materazzi fosse in mala fede in quella arringa difensiva, semplicemente si adeguava al pensiero dominante del politicamente corretto secondo cui insultare la razza è peccato grave, offendere gli affetti familiari invece è del tutto veniale e trascurabile. E pensare che lui ne è spesso vittima…

E dunque che si dovrebbe fare?

Se si vuole contribuire a riportare un minimo di civiltà sugli spalti degli stadi, allora si punisca con una partita a porte chiuse o senza il settore di pubblico incriminato ogni coro che sia offensivo alla dignità della persona sia essa nera, gialla, bianca, poliziotto, calciatore, dirigente. Sarà un’ecatombe? Probabilmente sì, ma vedrete che tempo un paio di mesi di cori offensivi non ne sentiremo più. E le società si tutelino con il diritto a ritirare senza rimborso gli abbonamenti a coloro che si rendono responsabili di fomentare tali cori.

Quante possibilità avrebbe la tua proposta di essere accettata?

Pochissime, perché c’è un blocco culturale. Se l’antirazzismo avesse come scopo la tutela della persona sarebbe facilmente allargabile agli altri insulti alla dignità umana, ma siccome è un’ideologia, razzista al suo interno, questa apertura non ci sarà. La stessa contraddizione dei rivoluzionari che in nome dell’Umanità uccidevano gli uomini in carne e ossa o quella dei sostenitori della moratoria alla pena di morte che difendono l’aborto

Garzya: «Ecco perché Camolese può salvare il Toro»

Luigi Garzya era a Torino quando Simoni (che lo acquistò) fu esonerato e Camolese iniziò la sua avventura con la prima squadra granata. L’ex difensore di Lecce, Roma, Bari e Torino, ora al fianco di Moriero sulla panchina del Crotone, spiega, in esclusiva a ilsussidiario.net, come Camolese cambiò quella squadra e perché è l’uomo giusto per salvare i granata anche in questa stagione.

Stagione 1999, Simoni viene esonerato e al suo posto arriva Camolese: un po’ di difficoltà e poi 9 vittorie consecutive e la promozione in serie A. Cos’era successo?

Il paradosso è che al Torino fui voluto da Simoni, invece venne esonerato e mi ritrovai con Camolese. E’ un ottimo allenatore, e la squadra era forte, ci ha messo molto del suo e il Toro in quel momento non poteva fare scelta migliore. Allora come adesso, perché Camolese è un grande psicologo, uno che riesce a fare gruppo e a coinvolgere anche a chi non gioca, è la persona giusta al momento giusto.

Cosa disse Camolese per motivare la squadra?

Semplicemente che quella squadra non poteva stare in quella situazione di classifica, e aveva ragione, avevamo una rosa che doveva non vincere ma stravincere quel campionato. Infatti, nonostante le iniziali difficoltà, partita dopo partita, abbiamo fatto il nostro dovere, tutti hanno iniziato a dare il massimo e siamo diventati fortissimi. Lui sicuramente ci ha messo del suo per farci rendere al meglio

Secondo te cos’ha detto oggi nel suo primo allenamento al Toro?

Non lo so. Ma dovrà sicuramente lavorare a livello psicologico. Il livello tecnico del gruppo è ottimo, anche se c’è evidentemente qualcosa che non va, altrimenti non sarebbero in una situazione di classifica simile. Ma Camolese è bravissimo in questi frangenti, riesce a prendere il meglio da tutti i giocatori, soprattutto in situazioni difficili come quella attuale.

In generale, cosa deve fare un allenatore che subentra per dare una scossa, quali corde deve toccare?

Tecnica, tattica, motivazioni, tutti questi aspetti giocano al successo di una squadra. Se il Torino si trova in quella posizione di classifica, al di là del fattore psicologico, di spogliatoio, che noi non possiamo sapere se è unito o meno, di sicuro ci saranno anche degli accorgimenti tecnico-tattici da modificare.

Quali di questi aspetti è più importante?

Devono andare di pari passo. In tre mesi non c’è il tempo di lavorare prima sulla testa, poi sulla tattica…. Ma Camolese si è già trovato in questa situazione, è “vaccinato”.

Conoscendo il Torino, il fatto che Camolese sia uno dell’ambiente può essere la chiave del suo successo?

Non credo, da quando allenava lui è cambiato molto, dai giocatori a i dirigenti, io credo che l’abbiamo preso per un fatto puramente tecnico, perché conoscono il grande valore dell’allenatore.

Il Toro si salverà?

Io me lo auguro ma sarà difficile, come sarà difficile per tutte le squadre ce si trovano in questo momento al lottare per la salvezza. Poi nel calcio bastano 2 vittorie di fila, si veda il Chievo, per togliersi dalla bassa classifica. Comunque è dura, perché vincere in Serie A non è mai facile, nessuno ti regala niente. Va detto che dal punto di vista tecnico sono la squadra più forte tra quelle in lotta per salvarsi.

Guardando la rosa del Torino, da allenatore, su chi punteresti?

Per dare questa risposta bisognerebbe vivere lo spogliatoio, vedere gli allenamenti, essere a conoscenza delle condizioni psicofisiche dei ragazzi. Dall’esterno non ha senso fare una formazione.

Quali sono i tuoi ricordi del Torino?

Indossare quella maglia fa un effetto unico, per la Maratona, per la città, che non è Juventina ma torinista. A Torino c’è un’atmosfera particolarissima, la maglia granata trasmette emozioni che in altre squadre non provi. Io ho vissuto una promozione incredibile e due anni in serie A stupendi.

Poi raggiungeste anche l’Europa…

Arrivammo in Intertoto e partecipammo. Per me fu una scelta sbagliata della società, l’anno dopo infatti retrocedemmo proprio per questo motivo. Quasi tutte le squadre che fanno l’Intertoto l’anno dopo vanno male. Finimmo il campionato e dopo 20 giorni, già a giugno, partimmo per il ritiro…quindi l’anno successivo fu, diciamo, particolare…

Com’è la tua esperienza attuale da allenatore, vice di Morierio, al Crotone?

E’ ottima, al di là del fatto che allenare è già una fortuna, visto che in giro ci sono tantissimi tecnici senza squadra. E’ un’esperienza bellissima, che avevamo provato già lo scorso anno a Lanciano, quest’anno la stiamo ripetendo a Crotone con risultati migliori: siamo a due punti dalla capolista e puntiamo a vincere questo difficile campionato.

Un sogno nel cassetto?

Poter continuare a fare l’allenatore, magari in una serie maggiore.

Sciannimanico, «Cassano merita la Nazionale, ora è pronto per Inter o Juventus»

Lello Sciannimanico attualmente allena il Noicattaro in Seconda Divisione. Per anni è stato alla guida della primavera del Bari, dove ha cresciuto Antonio Cassano. Chi meglio di lui poteva tracciare, un ritratto del talento della Sampdoria, attualmente al centro delle polemiche non per le “cassanate”, che ormai appartengono al passato, ma per la mancata convocazione in Nazionale? In esclusiva per il sussidiario.net Sciannimanico racconta il Cassano di una volta, un ragazzo vivace ma mai sopra le righe, che ora ha sfondato con la maglia blucerchiata e che tecnicamente starebbe benissimo nell’Inter.


Com’era da giovane Cassano? Aveva già problemi caratteriali, si capiva che era un talento?

Cassano fin da subito si è distinto fra i ragazzini della provincia di Bari. Da piccolo aveva numeri unici ed è sempre stato un grandissimo talento. Era inoltre molto vitale, spesso irrequieto, ma simpatico e mai sopra le righe. Ricordo che una domenica, fece una tripletta, e poi una doppietta nella partita successiva, a quel punto decisi di metterlo fuori rosa: in quelle due settimane si era infatti “gasato” in maniera particolare e non farlo giocare lo avrebbe aiutato molto. Lui allora venne negli spogliatoi e si mise a piangere. In un’altra occasione, invece, lo esclusi dalla finale del campionato perché in settimana si era comportato male con i compagni. Comunque sono stati solamente dei piccoli episodi.


Perché Lippi non l’ha convocato, è solo per una questione tecnica?

Sono rimasto molto sorpreso dalla sua mancata convocazione, così come tutta Bari che lo ama in maniera particolare. Cassano quest’anno si sarebbe meritato la chiamata, anche perché è migliorato tantissimo anche dal punto di vista umano. Le decisioni di Marcello Lippi, però, non si discutono e penso che la sua sia solamente una scelta tecnica.

Come l’avrà presa Cassano?

Penso che ci sia rimasto molto male. La convocazione sarebbe stata una grandissima soddisfazione per lui.


Ora caratterialmente sembra essere cambiato, è pronto per una grande squadra?

Lo vedo molto maturo e in questa stagione lo sta ampiamente dimostrando. Le famose “cassanate” sono ormai acqua passata. Naturalmente questo mi fa molto piacere.

In passato, quando Cassano erano ancora al Bari, si era parlato di un suo passaggio alla Juventus, cosa successe poi?

Si trattava di un’operazione molto onerosa e quando ci sono in ballo così tanti soldi… Non dimentichiamoci inoltre che Cassano è stato anche l’ultimo giocatore italiano a “fare mercato”…


Lei ha allenato molti giovani che poi si sono affermati in Serie A(Ventola, Legrottaglie, Carrozzieri…), si capiva già all’epoca che sarebbero diventati qualcuno?

Ho allenato molti ragazzi che poi sono diventati famosi e alcuni di essi, come Ventola, hanno fatto subito il salto di qualità. Cassano era sicuramente uno di questi, anche se andava un po’ più guidato rispetto agli altri, bisognava tenerlo con le briglie. 


C’era qualche talento che invece ha reso meno di quanto ci si aspettasse?

Ce ne sono stati tanti e mi viene in mente Luigi Anaclerio, attaccante attualmente in forza al Verona. Sicuramente poteva fare molto di più.

Cassano meglio alla Juventus o all’Inter?

A livello tecnico lo vedo più nell’Inter mentre a livello “di società” penso che alla Juventus si potrebbe trovare meglio.

ESCLUSIVA – Mazzone: «Roma, conquista la Champions, poi i Sensi possono vendere»

Carlo Mazzone parla della “sua” Roma: la Champions è un obiettivo prioritario, poi i Sensi potrebbero anche trovare un acquirente “sicuro” e cedere la società. Poi su Motta, Aquilani e Totti, di cui la squadra ha tremendamente bisogno e che ha fatto male a rinunciare alla Nazionale

La Roma ce la farà ad arrivare quarta?

Me lo auguro con tutto il cuore, anche se bisogna guardare in faccia alla realtà e vedere che la Roma ha un problema infortuni davvero serio. Ogni domenica gioca senza 5/6 titolari e a lungo andare questa situazione diventa insostenibile. Non dimentichiamo, inoltre, che lo stesso Totti non è in forma e, con il rispetto di tutti, la Roma è Totti dipendente, se manca lui… Spesso si cercano altri problemi, come la difesa che è un po’ ballerina per via anche del fatto che gli attaccanti non rientrano a coprire, però il problema principale rimane solo ed essenzialmente quello infortuni. Nonostante questo, però, il club è ancora in lizza per vari obiettivi. Anche la Juventus ha fatto fatica quando aveva fuori molti uomini, ed anche il Milan che ha la difesa a pezzi e che deve assolutamente cercare di recuperare Nesta


Marco Motta è esploso letteralmente a Roma, qual’è il segreto?

Motta è un ragazzo giovane e molto bravo che è esploso grazie soprattutto al lavoro di mister Spalletti. Non dimentichiamoci che all’Udinese giocava poco mentre ora è sempre uno dei migliori in campo ed ha conquistato anche la Nazionale.


Poi c’è Aquilani, che è sempre pronto ad esplodere e poi…

Aquilani è davvero un punto interrogativo perché è sempre infortunato. Lui è un grandissimo giocatore in prospettiva con grandi qualità e potenzialità inespresse. Bisogna cercare di risolvere questo problemi infortuni e solo allora, forse, riuscirà a fare il definitivo salto di qualità

Negli ambienti giallorossi si parla di crisi economica, cosa deve fare secondo lei la famiglia Sensi?

Io sono il primo estimatore della famiglia Sensi nonché un suo grande amico. I Sensi devono cercare di resistere e rimanere uniti per raggiungere l’obiettivo Champions League. Poi, eventualmente, si può anche pensare di prendere in considerazione qualche offerta e cedere la società. L’importante, però, è assicurarsi sull’acquirente, che deve essere una persona fidata di immagine e prestigio, proprio come la famiglia Sensi.


Mexes, nome in orbita Milan, pensa che l’affare si farà a fine stagione?

La Roma non deve assolutamente vendere Mexes. E’ un giocatore troppo importante per la squadra, in particolare se vuole raggiungere determinati obiettivi. È vero che in passato il club ha fatto dei sacrifici, come Chivu e Mancini, ma questo giocatore è troppo importante.


Si parla anche di Marchetti…

Marchetti è un ottimo giocatore che sta facendo un gran campionato con il Cagliari, vediamo…

Totti e la Nazionale…

Ci sono rimasto molto male quando Totti ha abbandonato la maglia della Nazionale e gliel’ho detto di persona. Però la sua scelto merita rispetto. Sarei contentissimo, comunque, di rivederlo ancora con l’Italia, vedremo.

E sull’esclusione di Cassano dagli azzurri?

Dobbiamo accettare le scelte di Lippi, che conosco molto bene e che stimo moltissimo, come uomo e come allenatore. Se ha preso questa decisione, ci dovrebbe spiegare il perché. Lippi però tace e noi ne prendiamo atto.

Eranio: «Genoa, prendi Palombo e tieni Milito». E su Ancelotti…

La stagione del Genoa, la possibilità di arrivare in Champions, Gasperini e Milito. Stefano Eranio, in questa intervista esclusiva per il sussidiario.net fa un bilancio della stagione del Grifone con un accenno anche al Milan di Ancelotti, che per Eranio se ne andrà a fine stagione

Il Genoa è una delle squadre che gioca meglio al calcio, qual è il segreto?

Prima di tutto avere un ottimo allenatore; secondo, avere una società che spalleggia in tutto e per tutto il tecnico; terzo, Gasperini ha in squadra molti giocatori che ha già avuto in passato nel settore giovanile; è un vantaggio il fatto di conoscersi a vicenda. E’ una continuazione del lavoro fatto nel settore giovanile e questo porta a grossi risultati. Comunque, al di la di questo, Gasperini sta facendo grandissime cose

Secondo lei dove arriverà questo Genoa? Champions League o Coppa Uefa?

Solitamente nel calcio è sempre meglio non fare pronostici perché la storia ci ha insegnato che esistono troppe incognite. Il calcio è un po’ strano, non sempre chi gioca meglio vince, poi il campionato è ancora lungo, ci sono tanti punti in palio e tutto può succedere. Da tenere in considerazione c’è anche il caldo che porterà via molte energie. La squadra che riuscirà a gestire meglio il fattore clima, farà un rush finale incredibile. Saranno importanti infine anche gli infortuni

Lei è stato una bandiera del Grifone e nel ’90-’91 arrivaste addirittura al quarto posto. Rivede qualcosa di questo Genoa attuale nel suo?

Naturalmente, è sulla strada giusta anche perché sull’onda dell’entusiasmo si fanno grandi cose. Certamente nel cammino attuale rivedo la mia squadra. Il nostro obiettivo era quello di affrontare gli avversari come se giocassimo sempre in casa e con grande personalità. Poi quando i risultati ti danno ragione hai sempre nuove energie e nuova linfa vitale

In qualunque modo finirà, che cosa manca al Grifone per poter lottare con i top club del nostro campionato?

Preziosi parla di un paio di innesti Per fare le cose per bene, se hai la possibilità, devi fare 3 innesti per i 3 reparti, in modo da rinforzare ulteriormente la squadra. Ci son giocatori di grandissima qualità ed altri di grande affidamento; i primi non sempre ti danno continuità, i secondi, forse meno famosi, sono più utili all’economia della squadra. Uno di questi potrebbe essere Palombo, un giocatore che è tipo Gattuso, a centrocampo potrebbe portare tantissima quantità

Qual’è il segreto del perfetto inserimento di Milito nella squadra?

È semplice per un grande inserirsi. Io ho sempre parlato bene di lui e quando mi hanno chiesto sul suo conto ho sempre risposto che è il calcio in persona: ti tiene la palla, fa gioco, fa reparto da solo, segna tanti gol, cosa gli si può chiedere di più?

Rimane Milito?

Preziosi ha detto che non ha mai tenuto malvolentieri un giocatore, per conto mio però, il Genoa, con un presidente che ha voglia di essere protagonista come Preziosi e con un tifo come quello che ha, può fare cose grandi, quindi, è giusto investire e provare a tenere Milito, il primo vero obiettivo per la stagione 2009-2010

Bocchetti, si aspettava la chiamata in Nazionale?

No, perchè comunque c’erano anche altri giocatori in orbita Nazionale come Santon, un giovane promettente di cui sentiremo parlare. A volte, giustamente ,è meglio puntare su giocatori meno conosciuti ma che stanno facendo comunque molto bene

Anche Criscito è migliorato molto quest’anno…

È naturale, forse prima aveva troppa pressione, troppe responsabilità e per un giovane diventa difficile. Giocando, poi, ci si crea una corazza che permette di maturare


Gasperini è in orbita Juventus, secondo lei rimane a fine stagione?

Che stia bene a Genova è indubbio e, quando la stagione va bene, è uno dei posti più belli dove vivere: stadio e pubblico sono magnifici, poi se arrivano anche i risultati, col clima che c’è a Genova…sicuramente è molto diverso che a Torino. Però, visti i trascorsi bianconeri di Gasperini, il suo nome sarà sicuramente il primo in lista per il dopo Ranieri


Eranio è impegnato anche nel sociale, a fine mese la partita Derby della Solidarietà organizzato da Marco Nappi: cosa rappresenta per lei?

Sicuramente daremo un apporto, anche piccolo, per la ricerca contro questa malattia, che purtroppo sta colpendo molte persone. Signorini e Borgonovo sono i casi più noti ma non solo i giocatori sono colpiti dalla Sla. Lo scopo è quello di poter aiutare la ricerca contro questa brutta malattia e ricordare Signorini che è stato un amico, un grande giocatore e una grande persona, sperando di poter far qualcosa per Borgonovo e non solo: la ricerca se va a buon fine va a buon fine per tutti

Lei ha giocato anche nel Milan di Capello, come mai i rossoneri non riescono più a ottenere risultati?

Serve davvero un cambio di allenatore o il motivo è un altro? Quando un allenatore sta tanti anni in un posto diventa la prima cosa che si mette in discussione se non ci sono i risultati. Se non dovesse arrivare l’obiettivo minimo la società e lo stesso Ancelotti decideranno di cambiare, forse anche se arrivasse il terzo posto

Come si trova da allenatore dei giovanissimi nazionali del Milan?

E’ una bella esperienza e mi auguro che un giorno possa tornare a calcare i campi su cui ho giocato per molti anni, ma in vesti diverse

José Mourinho: in Italia tanti allenatori senza dignità

GUARDA IL VIDEO CON LE DICHIARAZIONI POLEMICHE DI JOSE’ MOURINHO (al min. 8:30)

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“Mourinho stavolta l’ha fatta fuori dal vaso”. Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione italiana allenatori, non usa mezze misure per stroncare le ultime esternazioni di Josè Mourinho. Il tecnico dell’Inter aveva fatto riferimento a colleghi “senza dignità” che si farebbero imporre la formazione da altri. E ieri ha rincarato la dose: “Quando parlavo di allenatori che perdono la propria dignità intendevo che mentre io scelgo la mia squadra da mandare in campo, ci sono molti tecnici che non lo fanno, il mondo del calcio ne è pieno. Se qualcuno mi dicesse come fare la formazione, il giorno dopo il mio ufficio sarebbe vuoto e le valigie pronte”.
ULIVIERI – “Mourinho è un nostro associato, sono contento che lo sia. Ma stavolta, se devo scegliere le parole, dico che l’ha fatta fuori dal vaso”, dice Ulivieri prima dell’assemblea elettiva della Figc in programma all’Hotel Hilton di Fiumicino. “Chiedete a Capello, Lippi, Spalletti, Prandelli, Allegri…Chiedete se si fanno fare la formazione”, dice ancora Ulivieri. “Mourinho non sembra apprezzare l’Italia? Probabilmente non gli piace che il Cagliari lo metta sotto a San Siro – aggiunge il presidente dell’associazione allenatori -. Stress? Quando me ne parlano, penso soprattutto agli operai che dalle mie parti vanno a lavorare in conceria”.
ALLEGRI RINCARA LA DOSE - Allegri a “Radio Anch’io” conferma le parole di Ulivieri: “Io col presidente Cellino ho avuto diversi confronti durante l’anno – dice Allegri-, ma non si intromette nella formazione. Capisce di calcio, e lo scambio di vedute penso sia giusto. Le dichiarazioni di Mourinho sono state patetiche. Interessarsi degli altri allenatori è stato poco carino, una mancanza di rispetto”.
ANCELOTTI IRONIZZA - L’allenatore del Milan a Sky ieri sera ha ironizzato sulle dichiarazioni di Mourinho: “Se il riferimento sono io posso dire che con Berlusconi ho vinto due coppe da giocatore e due da viceallenatore”.
DONADONI - “Mourinho? Stupisce come abbia queste conoscenze nel dettaglio delle situazioni altrui. È stato poco elegante e poco educato”. Roberto Donadoni, tecnico del Napoli, commenta così le dichiarazioni di Mourinho. “Probabilmente ha voluto buttare lì una frase ad effetto -, prosegue Donadoni a Sky Sport 24 – e questo non va a suo pro, ma a suo discapito. Non vedo la motivazione e la necessità: tutti devono cercare di ottenere il massimo dal proprio lavoro, valutazioni così lasciano il tempo che trovano”.
MORATTI - “Al di là della polemica divertente con Ancelotti, gli altri stanno rispondendo a Mourinho in maniera seriosa a un’affermazione che era invece a difesa della dignità degli allenatori. Una moda arrabbiarsi con lui, ma io non li accontento: resta all’Inter”.
BERETTA - “Le frasi di Mourinho? Una cosa è certa: Semeraro a Lecce non mi ha mai fatto la formazione. E aggiungo che mai nessun presidente o dirigente nella mia carriera, dall’Interregionale alla serie A, mi ha mai consigliato un solo giocatore da schierare la domenica in campo”. Anche a Mario Beretta, ex allenatore del Lecce, intervenuto oggi ai microfoni di Radio Kiss Kiss, non è piaciuta l’ennesima esternazione di Josè Mourinho. “Con Mourinho non c’è proprio nulla da chiarire, dopo che mi chiamò Barnetta abbiamo avuto modo di chiacchierare e ridere insieme un paio di volte. Lo ritengo un buon allenatore, tra le altre cose confesso che mi è molto simpatico. Parla molto, è vero, ma questo perchè allena una big e credo che tutti gli allenatori delle grandi squadre siano maggiormente esposti rispetto agli altri colleghi. E quando si parla molto, ci può stare che a volte si vada oltre con le parole. Però, sinceramente, lui dice delle cose che molti di noi vorrebbero dire e che non sono state mai dette”.
ABETE - “Mourinho è un personaggio importante per il nostro calcio. Tutti apprezziamo che tante volte sia fuori degli schemi, è un elemento di stimolo e di novità” ha detto a Sky l’appena rieletto presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. “Questo però – ha aggiunto Abete – non toglie che volta per volta si possa valutare quello che dice… Noi speriamo comunque che resti in Italia per molti anni”.

Marino Bartoletti: «Juventus poche speranze, Mourinho una delusione, Genoa in Champions»

Marino Bartoletti è uno di quei giornalisti che non trova remore nel prendere posizione su determinate situazioni, come quando ha interrotto la sua collaborazione con il quotidiano «Libero» perché non sopportava l’idea che Luciano Moggi firmasse sullo stesso giornale. Forlivese, ha partecipato nella sua città natale al convegno “Alla ricerca della verità perduta” promosso dalla Fisc per i novant’anni de “Il Momento”. Giornalista della Rai con quarant’anni di esperienza alle spalle e un bagaglio di dieci Olimpiadi nel cassetto, Bartoletti ha raccontato di come sia difficile nello sport raccontare la quotidianità, oggi che l’opinione pubblica si ciba di sospetti; ha attaccato, un esempio su tutti: le radio romane che, quando parlano, «istigano alla violenza». A margine dell’incontro ha concesso un’intervista esclusiva a ilsussidiario.net nella quale ha fatto il punto sul campionato non senza accenni polemici nei confronti della gestione (campagna acquisti e atteggiamento dell’allenatore) dell’Inter, la squadra per cui tifava da bambino. E lo scudetto? Tutto nelle mani dei nerazzurri.

Quante possibilità ha la Juventus di riaprire il campionato?

Quasi nessuna. Sinceramente quasi nessuna perché sono due squadre appagate e deluse da quello che è successo a livello internazionale. Credo che entrambe stiano tirando i remi in barca, pensando alla prossima stagione e difendendo così le posizioni acquisite. Se poi veramente l’Inter crollasse e la Juventus trovasse energie insospettabili, ovviamente il campionato e lo spettacolo ci guadagnerebbero.

Galliani ha lanciato l’ipotesi del mercato low cost. Questo vuole forse dire che le italiane sono destinate a svolgere il ruolo di comprimarie in Europa?

E’ un circolo vizioso perché nel momento in cui non si va avanti in Coppa si perdono dei proventi e dei trasferimenti che possono aiutare a irrobustire le nostre squadre. Se, però, le nostre squadre si rinforzano come ha fatto l’Inter…

Cioè?

Ha speso non so quante decine di milioni di euro per prendere Quaresma: prima dobbiamo imparare a spendere i soldi e poi dobbiamo imparare a procurarceli.

A proposito di Inter, cosa pensa di Mourinho?

Non mi ha convinto fino in fondo. Lo dico io che sono stato un suo convinto estimatore. Negli ultimi venti giorni mi ha deluso dal punto di vista umano. Ero quasi risposto a perdonargli alcune carenze dal punto di vista del gioco, ma certe uscite isteriche e provinciali non mi sono piaciute.

Qual è la squadra sorpresa?

Il Genoa. Con dei mezzi non straordinari credo riuscirà a conquistare un posto in Champions League.

Nei sorteggi di Champions il Manchester, giustiziere dell’Inter, ha trovato quasi un’autostrada verso la finale.

L’avrebbe avuta lo stesso perché è la squadra più forte.

Nando Sanvito: i retroscena dell’attrito Moratti-Ibrahimovic. Se parte va al Real Madrid

Abbiamo chiesto a Nando Sanvito, giornalista sportivo di Mediaset, di aiutarci a fare luce sui dissapori che si sono creati in casa Inter tra il patron Massimo Moratti e la stella Zlatan Ibrahimovic, che nel caso lasciasse i nerazzurri si accaserebbe al Real e non al Barcellona.

Con chi ce l’aveva Ibrahimovic domenica dopo il gol del 2-0?

Pugno chiuso e ingiuria erano rivolti alla tribuna, a zittire qualche fischio spazientito che si era sentito, ma c’è dell’altro…

E cioè?

Da qualche commento fatto in privato si è capito che Zlatan ce l’aveva anche con Moratti (peraltro assente quella sera)

Perché?

Perché la sera della eliminazione di Manchester il patron dopo la gara era sceso negli spogliatoi molto infuriato e davanti ai giocatori aveva buttato lì la frase “Così non si va da nessuna parte. E’ vero che abbiamo preso pali e traverse, ma la palla va buttata dentro …”, frase che Ibrahimovic ha interpretato come un’accusa a se stesso

Ha male interpretato?

No, effettivamente in quel momento Moratti ce l’aveva un po’ con tutti, ma soprattutto con Ibrahimovic. Si era dovuto sorbire nei giorni precedenti la sparata del procuratore ”Ibra decide lui se restare o andare, non i contratti” aspettando invano una pubblica presa di distanza del giocatore, poi neppure la consolazione di un gol all’Old Trafford del giocatore meglio pagato al mondo e che finora in Europa non è riuscito a fare la differenza.

Allora è credibile un divorzio a fine stagione?

Gli umori dei giorni scorsi portavano in questa direzione, ma poi le cose cambiano e soprattutto sono le condizioni per un divorzio ad essere poco praticabili.

Gli acquirenti non mancherebbero…

Per un giocatore valutato 80-100 milioni e che ne guadagna 12 netti l’anno ci sono solo due possibili acquirenti: Manchester City o Real Madrid. Il City è lo stesso giocatore ad escluderlo, perché se Ibrahimovic va via dall’Inter lo fa per un club che gli consenta di vincere Champions League e Pallone d’Oro. Al Real Madrid targato Florentino Perez potrebbe interessare ma si deve già svenare per Cristiano Ronaldo e Xabi Alonso, ammesso che non vada alla caccia anche di Kaka’. E’ l’unica pista percorribile comunque quella di Madrid, perché se anche Ibrahimovic decidesse di rinunciare a più di un terzo dello stipendio per potersi offrire al Barcellona (il cui tetto salariale non supera i 7,5 milioni di Messi), lo scambio con Eto’o verrebbe bocciato da Mourinho.

Ma oggi El Mundo Deportivo scrive che Perez sta tentando Mourinho

E’ vero l’opposto, cioè che Mendes ha offerto ripetutamente Mourinho a Perez, fatto che, tra l’altro, IlSussidiario.net aveva segnalato per primo nei giorni scorsi.

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