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CALCIOMERCATO/ L’ex Inter Solari finisce a giocare in Messico

Proseguirà in Messico la carriera di Santiago Solari, l’ex interista è il colpo di calciomercato dell’Atlante, club campione del centro e nord America. Lo ha annunciato il presidente dei messicani Jose Antonio Garcia. «Al 99,9 per cento è sicuro, dobbiamo solo aspettare che arrivi venerdì per la firma».

Solari oggi ha 32enne ed ha iniziato la carriera calcistica nel Boca Juniors per poi passare all’Atletico Madrid, al Real e quindi all’Inter, da cui se ne è andato lo scorso anno. giocatore dopo l’arrivo a Milano di Josè Mourinho ha lasciato l’Inter giocando una stagione nel club argentino del San Lorenzo.

CALCIOMERCATO/ Napoli, Gargano batte cassa, vuole un aumento

Walter Gargano batte cassa. Il centrocampista del Napoli, attraverso il suo manager, ha infatti fatto sapere ai dirigenti partenopei di volere un aumento di stipendio. Rispetto agli altri giocatori azzurri infatti, il centrocampista uriguayano guadagna cifre relativamente basse.

Secondo il quotidiano partenopeo il Roma, che ha riportato la notizia, El Mota ha incassato 350 mila euro il primo anno di contratto e 450 mila il secondo. Samuele Dalla Bona intanto non ha ricevuto la lettera di convocazione: il suo procuratore ha minacciato di ricorrere a vie legali.

CALCIOMERCATO/ Juventus, in Francia annunciano: «Grosso è della Juve», ma da Torino smentiscono

Si continua a parlare di Grosso in casa Juventus. Ieri infatti, in Francia, circolava voce di un passaggio ormai imminente del terzino campione del mondo alla Vecchia Signora. Secondo la stampa transalpina il terzino sarebbe arrivato oggi in Italia per effettuare le visite mediche e concludere il trasferimento. La pista, però, non trova conferma negli ambienti juventini. «La Juventus non acquisterà alcun giocatore per il ruolo di terzino sinistro – le parole di Secco a Juventus Channel – continuo a leggere di possibili nostri acquisti nel ruolo di laterali difensivi sinistri ma tengo a precisare che tutto questo non è vero. Non cerchiamo nessun giocatore in quel ruolo dove, per il prossimo campionato, ci affideremo ancora a Cristian Molinaro e Paolo De Ceglie».

La sensazione è che l’operazione non sia più fattibile. Resta da capire, però, il futuro di Grygera. Nel caso in cui il nazionale ceco decidesse di cambiare aria, la situazione potrebbe eventualmente sbloccarsi.

Lippi e Cassano: Io non lo convoco

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IL LIPPI FURIOSO – “Sono arrabbiato per certi articoli che ho letto oggi che farebbero pensare ad un clima ostile che troveremmo a Bari (città natale dell’attaccante della Sampdoria) in occasione della sfida con l’Irlanda di martedì prossimo. Io le esclusioni dalle convocazioni non le devo giustificare. Chi in passato si è piegato alle pressioni della stampa se non sbaglio non è andato oltre gli ottavi di finale (il riferimento sembra a Donadoni, che all’inizio non aveva convocato Cassano, ma lo aveva fatto in seguito per gli Europei, ndr)”.

CONFERENZA STAMPA – José Mourinho: fuori Adriano, dentro Mancini (Prima di Inter – Reggina Serie A, 29 Giornata)

GUARDA IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA DI JOSE’ MOURINHO PRIMA DI INTER REGGINA (TRE PARTI)

“Indifferente” alle dichiarazioni di Roberto Mancini. José Mourinho non si fa distrarre e pensa soltanto al prossimo impegno di campionato contro la Reggina. Ieri l’ex tecnico dell’Inter aveva spegato che il club nerazzurro attualmente non ha bisogno di un allenatore, aggiungendo però di avere ancora tre anni di contratto. Parole che non disturbano l’allenatore portoghese:”Lui ha tre anni di contratto, io ne ho due”. Una risposta secca e nessuna polemica.
NIENTE ADRIANO – E’ un Mourinho sereno quello che si presenta alla Pinetina alla vigilia del match con l’ultima in classifica. “Quando incontrerò Moratti? Magari l’ho già incontrato. E comunque non c’è nememno bisogno che io confermi la mia volontà di restare qui. Una lista rinforzi? Non c’è nessuna lista, c’è una filosofia”, spiega ancora Mourinho che poi fa sapere che Adriano domani non ci sarà per un problema alla caviglia, che in difesa Rivas giocherà con Cambiasso e che Stankovic dovrebbe giocare. Capitolo scudetto, la Juve ci crede ancora, Mourinho è sicuro di sé  e della sua squadra. “Dobbiamo fare 23 punti e pensare solo a noi stessi, la Juve deve pensare anche a noi”.
LA MULTA – Mourinho parla anche dell’ammenda che gli è stata inflitta ieri dalla Disciplinare per le dichiarazioni dopo Inter-Roma. “Se i soldi delle multe fossero andati in beneficenza, avrebbero potuto anche infliggermi un’ammenda doppia, anche di 70mila euro, ma i soldi non vanno lì e questo non mi piace tanto. Questi soldi si potrebbero dare per aiutare i bambini”.
MAXWELL E I PRIMAVERA – Mourinho risponde indirettamente anche al procuratore di Maxwell. “Dico solo una cosa molto semplice, l’unico problema di Maxwell in questo momento è Santon che ha giocato benissimo tutte le partite e che merita di giocare. Questo ‘bambino’ può fare 15 anni di Inter al più alto livello. Partita dopo partita ha un rendimento in campo incredibile, gioca con il Milan, la Roma, contro Ronaldo… Sembra che abbia 30 anni, con dieci anni di esperienza al top”. E Balotelli? E Bolzoni? “Balotelli lo ha fatto esordire Mancini, io sono responsabile del suo secondo periodo. È stato fuori per tanto tempo, ora gioca di più. Bolzoni lavora bene, non ha avuto grandi possibilità di giocare. È stato convocato tante volte. Ma la possibilità arriverà. Ci sono altri in Primavera che hanno le qualità nella prossima stagione per fare lo stesso percorso di Santon, integrarsi nella prima squadra. Lavorando tutta la settimana con la prima squadra, sicuramente la maturazione è più veloce. Ci sono due o tre che hanno queste qualità”.

CONFERENZA STAMPA – Luciano Spalletti: le svolte? spesso nascono dalle crisi (prima di Roma – Juventus Serie A, 29 Giornata)

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CONFERENZA STAMPA – Luciano Spalletti: cominciamo dalla Samp, ogni partita è di qualificazione alla Champions (Pre Sampdoria – Roma)

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Oggi a Trigoria c’erano cinquemila tifosi. Una vera e propria invasione.

“Secondo me sono segnali importantissimi. Non solo per la squadra e per i miei giocatori, ma per il calcio in generale. I nostri tifosi meritano soddisfazioni pari all’amore che hanno per la Roma che manifestano quotidianamente. E oggi forse è il segnale più evidente. E’ da questi comportamenti, da queste prese di coscienza, che si riesce a mettere a posto le cose nel nostro calcio. Arrivare con più tranquillità ad alcune situazioni può dare un contributo importante ai fini del risultato”.

A Genova ricomincia la corsa verso il quarto posto. Corsa difficile? Quale avversaria diretta merita più rispetto?

“Siamo nelle condizioni di poter centrare quelli che erano i nostri obiettivi di partenza. Dobbiamo essere fiduciosi, al di là dell’amarezza che abbiamo dopo l’eliminazione dalla Champions. Rientrando negli spogliatoi e tentando di commentare il momento, ho detto ai giocatori che non rimpiangeremo il risultato, ma rimpiangeremo sempre quei momenti dove non abbiamo avuto il coraggio di osare. E noi questo l’abbiamo fatto. Per cui non devono avere nessun rammarico. La forza dimostrata in quella partita lì ci deve servire come carica. Dobbiamo essere bravi di riproporlo nelle partite successive. Se ci riusciremo – anche se abbiamo a che fare contro avversari fortissimi tipo Genoa, Fiorentina e Lazio – non ci saranno problemi sicuramente. Dobbiamo interpretare tutte le partite come quella con l’Arsenal. Come se fossimo ancora in Champions, cioè dobbiamo giocare tutte le partite come se ci dovessimo qualificare ai quarti di Champions. Mancano undici gare, si potrebbe dire gli “undicesimi di Champions”, per dare un senso più corretto a questa allusione”.

Tante assenze per l’ennesima volta. Cosa si dice ad una squadra che deve scendere in campo così?

“Abbiamo sempre detto di avere una rosa folta come numero di calciatori, anche se ora qualche problemino numerico c’è. Quelli che hanno giocato di meno devono evidenziare in questi momenti qui che la fiducia riposta nei loro confronti è stata giusta. La squadra può ambire a un risultato importante anche contro un avversario difficile come la Samp”.

Da questa eliminazione esce una Roma più forte?

“Da questo risultato ne esce una squadra che ha evidenziato di avere dei valori e una forza. Sia a livello individuale che di collettivo. Non deve turbarci quello che è un risultato, dobbiamo superare l’amarezza di un risultato negativo. Bisogna dare forza a quelli che sono i valori. Nel calcio bisogna imparare a dribblare, a tirare a difendere, ma bisogna imparare anche a perdere. Cioè uno si rende conto di quello che ha fatto, prende atto di quello che è successo e poi riparte. La serenità può dare un contributo notevole per far girare a favore l’episodio. Capiterà anche a noi di girarci a favore l’episodio. Se ci facciamo trovare pronti, sereni e fiduciosi il risultato può pendere dalla nostra parte”.

Lei non crede che la stanchezza fisica accumulata nella partita contro l’Arsenal, possa influire negativamente già dalla gara di domani?

“Io credo che loro si basino sul ragionamento che ho fatto un minuto fa e diano forza a quei concetti. Perché quelli sono i concetti giusti, gli altri sono sbagliati”.

Questo quarto posto è raggiungibile veramente? Lei ci crede?

“Vuole che lo ridica? Parlavo di quarto posto quando eravamo una ventina di punti distanti dal quarto posto. Ho sempre detto così, sia a voi che ai calciatori. Abbiamo le potenzialità e dobbiamo assolutamente crederci”.

Più che un allenamento, oggi sembrava di stare allo stadio. Le era mai capitao?

“No, non mi era mai capitato. Anche diversi calciatori che sono qui da molto tempo li ho visti molto sorpresi. Questa deve essere la nostra forza. Dobbiamo identificarci nella passione dei nostri sportivi. Questi valori devono essere fondamentali per la nostra crescita. Attraverso queste cose potremmo riuscire a sopperire alle differenze con club più potenti dal punto di vista finanziario”.

Motta è a disposizione per domani?

“Siamo abbastanza fiduciosi. Oggi ha sviluppato il suo allenamento e nella pratica il problema è andato diminuendo. Quindi lo valuterò bene domani. Al di là di quello che può essere il responso medico, bisogna vedere il ragazzo come reagisce”.

Filipe può essere considerato in rampa di lancio?

“Filipe è un po’ di tempo che si allena con noi. E’ un ragazzo interessante e lo teniamo in cosiderazione. Se ce ne sarà bisogno faremo come già abbiamo fatto in precedenza – lui già ha esordito – e lo useremo”.

La prova di Riise ha stupito. Gli darà fiducia nel ruolo nuovo o preferirà confermarlo nel suo classico?

“Ha evidenziato di sapersi sdoppiare nel doppio ruolo. Lo ha fatto benissimo al di là delle casualità dove hai l’episodio a favore. Ha fatto vedere di avere posizione e tempi giusti se ci serve lo possiamo usare anche lì, valutando cosa si ha a disposizione e cosa si necessita”.

Molti degli indisponibili hanno avuto una stagione difficile dal punto di vista degli infortuni e hanno tra i 28 e i 30 anni. State già affrontando il problema?

“Secondo me non abbiamo una squadra vecchia. Possiamo continuare con questo gruppo in futuro. Bisogna programmare bene e fare attenzione a ringiovanire la squadra. C’è fiducia in questo gruppo che può andare avanti ancora un bel po’”.

Possibile in futuro aprire i cancelli?

“Già parlato in questa direzione. Ci stiamo attrezzando per avere il pubblico nel centro di Trigoria. Andando a salutare gli sportivi ho visto bambini e famiglie. Sono segnali importantissimi per noi e per il calcio. Ci determinano una ricerca massimale per quello che possiamo restituirgli e attrezzarci per dargli soddisfazioni”.

Oggi allenamento aperto ai tifosi. Pensa che in futuro si possa avere una giornata in cui i tifosi posso sempre entrare a vedere l’allenamento?

“Se ne può parlare. Concomitanza di piccole cose. Non è che con quei quindici giorni iniziali poi arrivi in fondo e corri. È di settimana in settimana che metti dentro quei liquidi che danno la performance nelle partite. Se un giocatore lo lasci per quattro-cinque giorni a riposo può perdere qualche qualità ma può guadagnarne a livello mentale. In estate ho dato ai ragazzi qualche giorno in più per liberarli dai problemi dell’anno prima, invece nelle amichevoli qualcuno ha evidenziato gli stessi problemini. Poi arrivano le partite e qualcuno deve giocare due gare ravvicinate e non c’è il lavoro che ti permetta di sopperire alle gare ravvicinate. Poi allora costringi gli altri a forzare e quello che forza non riesce a recuperare. E poi sempre l’importanza del risultato. Leggevo oggi di Amauri che si è fatto male in allenamento. Lui non ha giocato in Champions. Poi in allenamento si è fatto male in partitina. E in quel caso anche Manninger si è fatto male. Ranieri ha detto che non gli era mai successo e lui l’allenatore lo ha fatto a buonissimi livelli. Come ha fatto? L’allenamento pre-gara è leggero. In gara non ha giocato. Si è fatto male dopo due giorni di riposo e quella è la risposta. Mettendoci sopra l’aspetto psicologico. La sfida importantissima ti crea una tensione così importante che ne subiscono i muscoli. Nel giocare ogni tre giorni pesa il viaggio, il come si è viaggiato, le valige. Arriva al campo, fa i bagagli, riparti. Tutte situazioni che fanno parte del mondo che ti creano difficoltà. Sono tante le cose da tenere di conto. Gli infortuni succedono a tutti, ne hanno tanti anche Milan e Inter”.

Lei ha detto che le dispiace dell’uscita dell’Inter. Pensa Mourinho abbia pensato lo stesso della Roma?

“Non ho da rispondere niente e da dire niente in questo senso. Faccio una valutazione di quello che ho letto. La differenza tra il calcio italiano e inglese non mi è sembrata così netta. L’Inter poteva vincere con il Manchester. La Juve anche poteva vincere. Quella che ho visto meno bene è la Roma, perché ero lì. Da quello che ho visto però, la Roma poteva anche vincere 2-0. Il dettaglio, il particolare. Il tiro deviato che Buffon ha messo sulla traversa…Non è mica supremazia del calcio inglese quella. All’andata si è vista e il Manchester è stato più forte. Al ritorno l’Inter poteva vincere. Noi anche, la Juve anche. È diversa la mentalità di partecipare all’evento. Se ci si arriva più liberi, tranquilli si riesce a far girare l’episodio a proprio favore. Invece essere teso può fare la differenza. È vero che siamo uscite tutte e tre, ma non c’è stata la differenza descritta”.

Oggi ha provato Diamoutene a destra. Giocherà lui lì domani se dovesse mancare Motta?

“Può essere, Diamoutene in nazionale lo ha fatto, lo fa con determinate caratteristiche e può essere”.

Che avversario è la Samp?

“Vengono da una brutta sconfitta, non hanno una bella classifica, ma ottima squadra. Non so nel 3-0 del Bologna quali siano stati i meriti del Bologna in più rispetto alla Sampdoria. La Samp ha fatto anche meglio. C’è chi riesce a tirare fuori il massimo dal minimo messo a disposizione e chi no. Poi magari arriva l’1-0 che cambia una partita”.

Dopo giornate così, con il calore dei tifosi, aumenta la sua voglia di rimanere a Roma?

“Non vedo perché sempre queste domande. Il contratto ce l’ho. Guadagno…anche troppo, per il momento che si sta attraversando. Va bene tutto così”.

CONFERENZA STAMPA – Ciao Edy, benvenuto Roberto. La presentazione del nuovo allenatore del Napoli Roberto Donadoni

GUARDA IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DI ROBERTO DONADONI NUOVO ALLENATORE DEL NAPOLI

Roberto Donadoni è il nuovo tecnico del Napoli. L’ex c.t. prende il posto di Edy Reja, esonerato in serata dal presidente Aurelio De Laurentiis, che ha fatto sottoscrivere a Donadoni un contratto per le prossime due stagioni e mezzo. Presentazione alle 11.30 a Castelvolturno.
IL CAOS – Silenzio totale, un incontro con Donadoni non confermato ufficialmente e una certezza: Edy Reja, reduce da 2 punti in 9 partite, ha diretto regolarmente l’allenamento del Napoli andato in scena oggi al centro sportivo di Castelvolturno e, a questo punto. Dire che a Napoli sia stata una giornata convulsa è poco: mentre l’ormai ex tecnico dirigeva la prima seduta della settimana in vista della trasferta di Reggio Calabria, da Roma filtravano indiscrezioni mai confermate dal club di un incontro tra De Laurentiis, Marino e l’ex c.t. della Nazionale. Reja sembrava dover rimanere al timone della squadra almeno fino a domenica, poi in serata tutto è cambiato.
LE CIFRE – Reja paga per tutti la crisi del Napoli, sprofondato all’undicesimo posto in classifica dopo un gran girone d’andata. I partenopei non vincono dall’11 gennaio, quando in casa batterono 1-0 il Catania. Da allora in nove partite sono arrivati appena due punti (i pari casalinghi con Udinese, 2-2, e Bologna, 1-1) e nelle ultime tre gare altrettanti k.o. senza segnare nemmeno una rete. In trasferta la serie nera dura addirittura dal 26 ottobre, quando il Napoli si impose 1-0 in casa della Lazio: da allora otto sconfitte di fila. “Non mi va di parlare, lo farò domani”, le prime parole di Reja.
LA NOVITA’ – Donadoni, 45 anni, torna in panchina dopo l’esperienza con la Nazionale, chiusa con l’eliminazione a Euro 2008 ai rigori contro la Spagna. L’ex c.t. ha diretto l’Italia dalla panchina 23 volte, cogliendo 13 vittorie, 5 pareggi e altrettante sconfitte. Da allenatore vanta anche esperienze sulle panchine di Lecco, Genoa e Livorno.
IL COMUNICATO – Il club partenopeo ha confermato il cambio di panchina attraverso una nota: “La società sportiva Calcio Napoli comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della prima squadra il signor Eduardo Reja e di aver affidato la guida tecnica a Roberto Donadoni. La società ha preso tale decisione con grande sofferenza, in considerazione del fondamentale ruolo svolto da Reja durante gli ultimi cinque campionati che hanno proiettato il Napoli dalla serie C alla serie A e quindi alla Coppa Uefa. Naturalmente la società ringrazia con profonda gratitudine Eduardo Reja per la grandissima opera professionale profusa in tutte queste stagioni vincenti”. Quella di Reja è l’ottava panchina di serie A a saltare in questa stagione.

CONFERENZA STAMPA: José Mourinho: l’Inter fuori, ma io ho vinto

Tutta Italia sarà felice perché l’Inter è stata eliminata. Ma a me non interessa: io ho vinto“. E’ un polemico José Mourinho quello che si presenta ai microfoni delle televisioni a margine della gara persa contro il Manchester che vale l’addio dei nerazzurri dalla Champions. “A me non interessa - ha continuato il portoghese -, perché io ho vinto. Se prima la squadra aveva paura, ora non l’ha più. Adesso vinceremo sicuramente lo scudetto”.


Non abbiamo avuto la fortuna per vincere questa partita – ha poi affermato un Mourinho soddisfatto per la prova della sua Inter – ma la squadra è stata fantastica. Si sentiva la paura nello stadio sull’1-0 quando collezionavamo le tante palle gol e invece all’inizio del secondo tempo hanno fatto segnato loro a freddo“. L’Inter però aveva reagito ancora, ma non è andata in rete, per il dispiacere del portoghese: “Quel tiro di Adriano finito sul palo di solito entra, ho visto comunque grande personalità. Non sono arrabbiato ma triste, per me, per chi non ha vinto questa competizione e aveva intenzione di farlo e per i tifosi che sono stati straordinari“.

Con il Porto – ha proseguito il tecnico di Setubalho vinto qui creando molte meno occasioni da rete. Sicuramente tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa, ma loro sono una grandissima squadra e sono stati fortunati“. A far eco alle parole di Mourinho è il capitano Javier Zanetti: “Usciamo a testa alta - ha dichiarato l’argentino – e io sono orgoglioso dei miei compagni. Adesso pensiamo al campionato: mancano undici partite e il mister sa che si può fidare di noi“.

«Abbiamo dimostrato che in Champions l’Inter non ha più blocchi psicologici, ma per vincerla ci vuole qualcosa di diverso, ad esempio una maggiore intensità di gioco. Quella che basta a primeggiare in Italia, in Europa non è sufficiente». Ai microfoni di Sky Josè Mourinho si apre e spiega cos’è mancato alla sua Inter per superare il Manchester United. «Per fare bene in Champions – insiste l’allenatore dell’Inter – c’è una stabilità di gioco da trovare e serve l’intensità di gioco. Le inglesi ce l’hanno ed ecco perchè sono di nuovo tutte nei quarti di Champions. Il problema è l’intensità di gioco, e la velocità individuale, come quella di un Cristiano Ronaldo. Ora parlerò con il presidente, e con lui aprirò il mio cuore per preparare meglio il futuro della squadra in Champions, che si vince con il lavoro di tutti i giorni».

Mourinho assolve i suoi: «non posso rimproverare niente – dice -. Per vincere qui avevamo bisogno di giocare al massimo delle nostre potenzialità e di avere fortuna nei momenti cruciali, e non l’abbiamo avuta. Non mi piace parlare di fortuna, ma stavolta è la realtà: se avessimo segnato l’1-1 nel primo tempo la storia sarebbe stata diversa perchè la paura allo United arrivava. E credo anche che se Adriano avesse segnato il 2-1 si sarebbe visto un finale di partita differente. Per questo sono orgoglioso, anche se triste per la qualificazione persa. Comunque esco da qui con la sicurezza che lo scudetto sarà nostro».

Poi Mourinho aggiunge particolari su cosa serve all’Inter per primeggiare anche in Europa: «l’anno prossimo l’Inter avrà bisogno di qualche giocatore nuovo, ed altri come Balotelli saranno migliorati. La Champions si vince con la continuità del lavoro. Lo United di oggi è esattamente lo stesso che tre anni fa ha perso il campionato contro il mio Chelsea, a parte Berbatov. La prima volta che Ronaldo ha giocato contro di me aveva 18 anni, come ora Santon e Balotelli: il futuro è loro».