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INTERVISTA – Video: Cesare Prandelli dopo Fiorentina – Cagliari 1-0

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CALCIOMERCATO/ As Roma, il pari in Val Pusteria un campanello per Spalletti e la società. Leggi interviste a Spalletti e ai protagonisti

Novanta minuti per sperimentare. Una partita per visionare i movimenti della squadra e per apprezzare il neo arrivato Guberti, l’unico volto nuovo di questa quinta Roma targata Spalletti. L’esterno, giunto a parametro zero dal Bari, è partito titolare per la sua prima volta nella formazione giallorossa, dopo i primi 45 minuti giocati domenica scorsa nell’incontro vittorioso contro una selezione locale. Nonostante il test sia poco rilevante la gara ha consentito di apprezzare sul campo il tanto declamato 4-2-4, con Totti e Vucinic molto vicini. Un modulo senz’altro offensivo ma che non dimentica gli equilibri della squadra: in fase di non possesso il nuovo schema sarà pronto a trasformarsi in 4-4-2 con Taddei e Guberti pronti a sacrificarsi in fase difensiva. La Roma torna in campo per il secondo incontro di preparazione in Val Pusteria. Non un incontro entusiasmante nonostante l’atmosfera ricordi un po’ l’Olimpico con tanti tifosi giunti a tifare e a sostenere la squadra, circa 2500 persone per questo test contro i cechi del Viktoria Plizn, squadra che nello scorso campionato di Serie A ceco è terminata ottava, ma molto più avanti nella preparazione, dato che il campionato ceco inizierà il 2 agosto. Quando la squadra giallorossa scende in campo in completa divisa bianca, parte “Roma Roma Roma”, intonata da tutto il pubblico.

PRIMO TEMPO – Inizia la partita con ritmi medio-alti, la squadra è ordinata in campo, la condizione non è al top e le poche pause nella prima frazione di gioco non consentono alla Roma di trovare la strada del gol. Artur tra i pali, Riise affianco a Mexes, Tonetto e Cassetti sulle fasce con Pizarro e Brighi a fare schermo alla difesa. Davanti, Taddei, Vucinic, Totti e Guberti. Totti è già in splendide condizioni, anche se viene marcato stretto dai giocatori cechi che non gli risparmiano qualche fallo di troppo. Taddei ricorda a tutti di avere corsa e numeri, come dimostra la rovesciata andata a stamparsi sul palo alla mezzora del primo tempo, Brighi ha qualità e quantità, cambio di passo, difesa, interdizione,e un’ottima forma atletica; Guberti, maglia numero quattordici, ha fatto impazzire il suo diretto marcatore con finte e contro finte. Gioca a sinistra essendo un destro, ha grandi spunti, velocità, tecnica e voglia di far vedere le sue qualità. Poi arriva quello che non ti aspetti, il vantaggio del Viktoria Plzen, grazie ad un tiro improvviso di Petrzela dal limite dell’area, andato ad insaccarsi in rete dopo aver toccato il palo. E gli animi si scaldano. Mexes, dopo l’ennesimo fallo su Totti, si innervosisce su Kolar. Solo pochi giorni fa aveva dichiarato in sala stampa: “Lo scorso anno il mio comportamento è stato sbagliato, ma tante cose mi hanno fatto reagire nella maniera errata. Io devo migliorare in questo per non prendere tanti gol”. Primo gol subito dalla Roma, prima reazione sbagliata di Mexes.

RIPRESA – Inizia la seconda frazione di gioco con molti volti nuovi, Okaka ha sostituito Totti, Antunes per Tonetto e Bertagnoli tra i pali al posto di Artur. La Roma non ci sta ad uscire sconfitta dal campo e trova subito il gol del pareggio con una autorete dopo un calcio d’angolo. Se la prima frazione ha fornito conclusioni utili per iniziare a disegnare la Roma che sarà con il nuovo modulo, i secondi quarantacinque minuti sono serviti più che altro per studiare i giovani. Malomo ha sostituito Cassetti e si è piazzato, con la fascia di capitano, al centro della difesa vicino a Faty, D’Alessandro si posiziona alto a destra coperto da Crescenzi con Stoian sull’altra fascia in sostituzione di Guberti. Barusso al posto di Pizarro, Greco per Brighi ed Esposito entrato a sostituire uno spento Vucinic. Spalletti richiama due volte Barusso, reo di non rispettare la posizione in campo. Finisce 1-1, con l’assedio dei tifosi verso le panchine in cerca di un autografo. Il primo pareggio della stagione 2009/2010 è giunto, così come il primo gol subito, mancano ancora 18 giorni all’impegno ufficiale in Europa League e la Roma continua a lavorare. L’appuntamento è al 16 luglio, per il terzo test, contro gli inglesi del Blackbuorn Rovers.

(fonte: romanews – di Marco Visco )

David Pizarro al termine della sua gara contro il Viktoria Plzen, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Roma Channel: “Tutto bene, è stata una partita impegnativa, ci siamo dimostrati all’altezza anche se è la seconda uscita. Molti giocatori hanno già preso la condizione e Spalletti ne sarà contento. È stato bello giocare, però è giusto dare spazio a tutti”.

La conferenza stampa di Luciano Spalletti al termine della gara: “Indicazioni positive, una partita che ci ha impegnato. Abbiamo lavorato bene e mi sembra che si siano anche ricercate delle soluzioni. Sono soddisfatto. Abbiamo mantenuto le posizioni, abbiamo rispettato i ruoli e sfruttato le qualità nostre. Abbiamo trovato anche delle buone soluzioni”. Brighi? “Si Matteo ha qualità buona, si fa trovare pronto, tira sempre fuori il massimo. Questa è la sua forza. Ieri quando dicevo che anche lui è sul mercato, non parlavo di lui ho detto anche lui come gli altri. Certo lui è uno di cui ci si priva con dispiacere. Anche Pizarro ha giocato bene, soprattutto nelle intenzioni”. La formazione che giocherà il 30 sarà grosso modo questa? “Si grosso modo è questa, ci sarà da vedere ovviamente anche come torneranno i nazionali. Spero di avere Menez a disposizione. De Rossi, vorrei averlo perché uno come lui non si trova facilmente”. Come vede Guberti? “Stefano ha fatto bene, ha fatto vedere le sue caratteristiche, ha puntato sempre e i compagni già lo cercano. Oggi hanno cercato di essere corti, ovvio non sei al top e quindi mantenendo le punte alte più altri giocatori offensivi, ovvio a volte di mettono in affanno. “Si deve cercare di avere le distanze giuste ed oggi l’hanno ricercato bene anche se a volte non ci sono riusciti”. Come vede Faty? “Faty mi ha fatto una buona impressioni, è dinamico e motivato così come l’ho visto e con lui ci lavoro volentieri. Poi lui sta abbastanza bene anche come centrale, attacca e cerca di riconquistare. Ovvio bisogna lavorare. Quando ci sono situazioni in cui andiamo in affanno forse è ancora un po’ titubante. E’ sveglio e attento”. Un po’ di nervosismo. “No è normale, oggi abbiamo dato molto e speso molto, forse oggi siamo stati anche un poo’ provocati. Poi se si può evitare di reagire è sempre meglio. Si risponde sul campo e non mi piace a fallo avvenuto andare a fare le cose plateali. Serve sostanza, mettiamo il piede ed entriamo con convinzione. Troppe parole, troppe dita in alto, bisogna andare con consistenza sulla palla, così si risponde”. Come lo vede Okaka? “Okaka secondo me ha potenzialità esagerate ma le deve far funzionare ed essere continuo. Deve saper ragionare nella partita a volte si perde. Lui ragazzi è fortissimo e può fare tutto ma a volte si perde. Oggi pure ne ha fatte un paio non male. Deve anticipare con la testa e concentrarsi. Lavorandoci ci viene su buono”. Oggi Totti non ha giocato tutta la partita… “Totti l’ho fatto uscire così, per farlo riposare e far giocare tutti, non abbiamo moltissimo tempo per la verità”. Come li vede i giovani? “Secondo me son tutti bravini devono lavorare ancora e fare esperienze reali e vere. Giocare nella Roma non è come giocare da altre parti, magari senti di più la precisione. D’Alessandro deve capire quali sono le sue qualità e sono bravi. Lui come altri”. Ma è vero che vi hanno chiesto di essere più disponibili? “No non mi risulta, ho sentito questo discorso e queste richieste che per certi versi sono anche giustt. Ma i ragazzi stessi non vogliono mettersi in evidenza. E’ un fatto caratteriale, a volte chiamano sempre i soliti e poi si coinvolgono tutti. Ovvio Totti è Totti ma insomma non c’è niente che non vada nello stare con i tifosi. Ci piace loro sono grandi”. Hai chiesto un portiere per il 30? “Io non le dico le richieste che ho fatto, le richieste le fanno tutti gli allenatori. Anche io magari ne voglio fare qualcuna”. Come sta Menez? “Mah gli fa un po’ male ma ora che si può lo voglio preservare”.

Alessandro Malomo è stato intervistato da Roma Channel: “E’ andata bene, sono entrato per primo e dopo qualche minuto il mister ha finito tutti i cambi disponibili. Mexes è arrivato verso di me e mi ha dato la fascia di capitano. Mi ha detto “prendila te” e per fortuna la partita è andata bene. Quando in panchina c’è Spalletti e in campo certi giocatori avere la fascia di capitano in prima squadra è normale che qualcosa dai di più. Quando giochi con gente più forte ti devi impegnare di più e dimostrare di esser al loro livello. La prima partita è stata con una squadra inferiore a loro ma dai sempre il massimo. Oggi la squadra è stata superiore ma è normale che quando ci sono partite di questo livello ti impegni così tanto. E’ la terza volta nella mia carriera che ho giocato davanti a tutti questi tifosi e quindi è stata una esperienza stupenda. Mexes è un giocatore di straordinaria qualità sia come giocatore che come uomo, mi aiuta tantissimo e mi da consigli. Sono migliorato grazie a questi campioni. Fisicamente sto bene, ho faticato tanto ma non lo sento”. Gabriel Antunes è stato intervistato da Roma Channel: “E’ stata una buona partita, un buon test per noi anche se siamo stanchi. L’importante è stare bene i prossimi giorni, il 30 è il più importante. Io all’inizio sono arrivato un po’ così, sono stato fermo 3 mesi per l’operazione, ora sto un po’ meglio, con il tempo prendo la fiducia e la carica fisica perché ho perso questo, con questi compagni e questo tecnico posso migliorare. Sono molto motivato, io sono stato fermo quasi un anno, a parte le prime partite dello scorso anno sono stato fuori e adesso ho bisogno di lavorare per prendere fiducia e trovare un po’ di spazi. Io devo migliorare fisicamente perché sono un po’ giù e devo prendere la carica nella corsa e sulla parte difensiva. In una squadra come la Roma si deve fare tutto perfetto”.

Mauro Esposito è stato intervistato da Roma Channel: “È stato un buon allenamento questa partita. Ciò che conta è mettere minuti nelle gambe. Questi giorni lavoriamo intensamente per poi essere pronti alle partite che contano. Io voglio cercare di fare bene, vengo da due anni in cui non riesco a esprimerne al meglio le mie potenzialità e spero di dimostrarle quest’anno. La seconda parte della scorsa stagione ho giocato da seconda punta non essendo il mio ruolo naturale. Io vorrei essere utile in campo per il mister poi il resto non conta. Sicuramente contro il Manchester sarebbe stato un gol importantissimo, però non può dipendere solo da un episodio. Nell’arco di una stagione si vede la potenzialità di un giocatore, li non ho dato il massimo purtroppo”.

Sciannimanico, «Cassano merita la Nazionale, ora è pronto per Inter o Juventus»

Lello Sciannimanico attualmente allena il Noicattaro in Seconda Divisione. Per anni è stato alla guida della primavera del Bari, dove ha cresciuto Antonio Cassano. Chi meglio di lui poteva tracciare, un ritratto del talento della Sampdoria, attualmente al centro delle polemiche non per le “cassanate”, che ormai appartengono al passato, ma per la mancata convocazione in Nazionale? In esclusiva per il sussidiario.net Sciannimanico racconta il Cassano di una volta, un ragazzo vivace ma mai sopra le righe, che ora ha sfondato con la maglia blucerchiata e che tecnicamente starebbe benissimo nell’Inter.


Com’era da giovane Cassano? Aveva già problemi caratteriali, si capiva che era un talento?

Cassano fin da subito si è distinto fra i ragazzini della provincia di Bari. Da piccolo aveva numeri unici ed è sempre stato un grandissimo talento. Era inoltre molto vitale, spesso irrequieto, ma simpatico e mai sopra le righe. Ricordo che una domenica, fece una tripletta, e poi una doppietta nella partita successiva, a quel punto decisi di metterlo fuori rosa: in quelle due settimane si era infatti “gasato” in maniera particolare e non farlo giocare lo avrebbe aiutato molto. Lui allora venne negli spogliatoi e si mise a piangere. In un’altra occasione, invece, lo esclusi dalla finale del campionato perché in settimana si era comportato male con i compagni. Comunque sono stati solamente dei piccoli episodi.


Perché Lippi non l’ha convocato, è solo per una questione tecnica?

Sono rimasto molto sorpreso dalla sua mancata convocazione, così come tutta Bari che lo ama in maniera particolare. Cassano quest’anno si sarebbe meritato la chiamata, anche perché è migliorato tantissimo anche dal punto di vista umano. Le decisioni di Marcello Lippi, però, non si discutono e penso che la sua sia solamente una scelta tecnica.

Come l’avrà presa Cassano?

Penso che ci sia rimasto molto male. La convocazione sarebbe stata una grandissima soddisfazione per lui.


Ora caratterialmente sembra essere cambiato, è pronto per una grande squadra?

Lo vedo molto maturo e in questa stagione lo sta ampiamente dimostrando. Le famose “cassanate” sono ormai acqua passata. Naturalmente questo mi fa molto piacere.

In passato, quando Cassano erano ancora al Bari, si era parlato di un suo passaggio alla Juventus, cosa successe poi?

Si trattava di un’operazione molto onerosa e quando ci sono in ballo così tanti soldi… Non dimentichiamoci inoltre che Cassano è stato anche l’ultimo giocatore italiano a “fare mercato”…


Lei ha allenato molti giovani che poi si sono affermati in Serie A(Ventola, Legrottaglie, Carrozzieri…), si capiva già all’epoca che sarebbero diventati qualcuno?

Ho allenato molti ragazzi che poi sono diventati famosi e alcuni di essi, come Ventola, hanno fatto subito il salto di qualità. Cassano era sicuramente uno di questi, anche se andava un po’ più guidato rispetto agli altri, bisognava tenerlo con le briglie. 


C’era qualche talento che invece ha reso meno di quanto ci si aspettasse?

Ce ne sono stati tanti e mi viene in mente Luigi Anaclerio, attaccante attualmente in forza al Verona. Sicuramente poteva fare molto di più.

Cassano meglio alla Juventus o all’Inter?

A livello tecnico lo vedo più nell’Inter mentre a livello “di società” penso che alla Juventus si potrebbe trovare meglio.

José Mourinho: in Italia tanti allenatori senza dignità

GUARDA IL VIDEO CON LE DICHIARAZIONI POLEMICHE DI JOSE’ MOURINHO (al min. 8:30)

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“Mourinho stavolta l’ha fatta fuori dal vaso”. Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione italiana allenatori, non usa mezze misure per stroncare le ultime esternazioni di Josè Mourinho. Il tecnico dell’Inter aveva fatto riferimento a colleghi “senza dignità” che si farebbero imporre la formazione da altri. E ieri ha rincarato la dose: “Quando parlavo di allenatori che perdono la propria dignità intendevo che mentre io scelgo la mia squadra da mandare in campo, ci sono molti tecnici che non lo fanno, il mondo del calcio ne è pieno. Se qualcuno mi dicesse come fare la formazione, il giorno dopo il mio ufficio sarebbe vuoto e le valigie pronte”.
ULIVIERI – “Mourinho è un nostro associato, sono contento che lo sia. Ma stavolta, se devo scegliere le parole, dico che l’ha fatta fuori dal vaso”, dice Ulivieri prima dell’assemblea elettiva della Figc in programma all’Hotel Hilton di Fiumicino. “Chiedete a Capello, Lippi, Spalletti, Prandelli, Allegri…Chiedete se si fanno fare la formazione”, dice ancora Ulivieri. “Mourinho non sembra apprezzare l’Italia? Probabilmente non gli piace che il Cagliari lo metta sotto a San Siro – aggiunge il presidente dell’associazione allenatori -. Stress? Quando me ne parlano, penso soprattutto agli operai che dalle mie parti vanno a lavorare in conceria”.
ALLEGRI RINCARA LA DOSE - Allegri a “Radio Anch’io” conferma le parole di Ulivieri: “Io col presidente Cellino ho avuto diversi confronti durante l’anno – dice Allegri-, ma non si intromette nella formazione. Capisce di calcio, e lo scambio di vedute penso sia giusto. Le dichiarazioni di Mourinho sono state patetiche. Interessarsi degli altri allenatori è stato poco carino, una mancanza di rispetto”.
ANCELOTTI IRONIZZA - L’allenatore del Milan a Sky ieri sera ha ironizzato sulle dichiarazioni di Mourinho: “Se il riferimento sono io posso dire che con Berlusconi ho vinto due coppe da giocatore e due da viceallenatore”.
DONADONI - “Mourinho? Stupisce come abbia queste conoscenze nel dettaglio delle situazioni altrui. È stato poco elegante e poco educato”. Roberto Donadoni, tecnico del Napoli, commenta così le dichiarazioni di Mourinho. “Probabilmente ha voluto buttare lì una frase ad effetto -, prosegue Donadoni a Sky Sport 24 – e questo non va a suo pro, ma a suo discapito. Non vedo la motivazione e la necessità: tutti devono cercare di ottenere il massimo dal proprio lavoro, valutazioni così lasciano il tempo che trovano”.
MORATTI - “Al di là della polemica divertente con Ancelotti, gli altri stanno rispondendo a Mourinho in maniera seriosa a un’affermazione che era invece a difesa della dignità degli allenatori. Una moda arrabbiarsi con lui, ma io non li accontento: resta all’Inter”.
BERETTA - “Le frasi di Mourinho? Una cosa è certa: Semeraro a Lecce non mi ha mai fatto la formazione. E aggiungo che mai nessun presidente o dirigente nella mia carriera, dall’Interregionale alla serie A, mi ha mai consigliato un solo giocatore da schierare la domenica in campo”. Anche a Mario Beretta, ex allenatore del Lecce, intervenuto oggi ai microfoni di Radio Kiss Kiss, non è piaciuta l’ennesima esternazione di Josè Mourinho. “Con Mourinho non c’è proprio nulla da chiarire, dopo che mi chiamò Barnetta abbiamo avuto modo di chiacchierare e ridere insieme un paio di volte. Lo ritengo un buon allenatore, tra le altre cose confesso che mi è molto simpatico. Parla molto, è vero, ma questo perchè allena una big e credo che tutti gli allenatori delle grandi squadre siano maggiormente esposti rispetto agli altri colleghi. E quando si parla molto, ci può stare che a volte si vada oltre con le parole. Però, sinceramente, lui dice delle cose che molti di noi vorrebbero dire e che non sono state mai dette”.
ABETE - “Mourinho è un personaggio importante per il nostro calcio. Tutti apprezziamo che tante volte sia fuori degli schemi, è un elemento di stimolo e di novità” ha detto a Sky l’appena rieletto presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. “Questo però – ha aggiunto Abete – non toglie che volta per volta si possa valutare quello che dice… Noi speriamo comunque che resti in Italia per molti anni”.

Castagner: Inter, la Juve può ancora dire la sua. Genoa, difficile la Champions

Per Ilario Castagner, in passato allenatore e oggi commentatore televisivo, l’Inter continua ad essere la favorita per la vittoria finale. La Juve resta in corsa, ma i nerazzurri sono i più completi. Per il terzo posto figura in pole position il Milan, la Roma e la Fiorentina si sfidano per l’ultima posizione utile per l’accesso alla Champions. In questa intervista a ilsussidiario.net Castagner analizza anche l’eliminazione delle tre italiane e critica Mourinho per la posizione in campo di Ibra e Stankovic.

Il tracollo in Europa delle italiane ha messo in luce una differenza evidente tra le nostre formazioni e il calcio inglese. E’ d’accordo?

L’Inter in particolare non ha affrontato con la cattiveria necessaria il girone eliminatorio. Se avesse vinto il proprio raggruppamento avrebbe evitato il Manchester. Con il Manchester ha giocato la partita più bella della Champions. Alle altre mancava qualcosa per competere.

La Juve e l’Inter hanno messo molto impegno, ma sul piano del gioco non sono state all’altezza. E la Roma?

L’Inter ha sbagliato completamente la gara d’andata, la Roma sta facendo dei miracoli con una squadra ridotta all’osso. I giallorossi possono arrivare al gol solo con il gioco.

L’Inter ospita la Fiorentina, che cerca il riscatto e può puntare sul fatto che ha avuto una settimana di tempo per preparare la sfida. Gli uomini di Prandelli possono fermare la capolista?

Quella con la Fiorentina è una sfida delicata. L’Inter con in corpo le tossine della Champions affronterà una Fiorentina arrabbiata. Mancano quattro giornate allo scontro scudetto, ma prima della partita di Torino il calendario dell’Inter è in discesa: Reggina e Palermo in casa, l’Udinese fuori.

La Juve con la sua esperienza e con una sola gara alla settimana può ancora credere nello scudetto?

Se l’Inter dovesse perdere con la Fiorentina cambiano le valutazioni sullo scudetto. Per il momento l’Inter ha un cospicuo vantaggio ed è complessivamente più forte, dipende tutto da lei.

Lei ha visto più volte l’Inter in questa stagione. Mourinho non ha ancora lasciato la sua impronta. Ha modificato anche l’atteggiamento tattico pensato a inizio stagione…

Manca un trequartista che dia scioltezza alla squadra. Stankovic non ha certo le qualità del trequartista. Ibra svaria molto e c’è bisogno di un uomo d’area che faccia gol.

Il botta e risposta Trezeguet-Ranieri non fa certo bene all’ambiente bianconero…

Dopo gli sfoghi arrivano le spiegazioni. Deve essere pianificato l’interesse della squadra. Trezeguet ha sbagliato, certe cose doveva dirle nello spogliatoio. Comunque sono d’accordo con Ranieri: in quel momento era giusto inserire Amauri al posto di Trezeguet. La Juve ha già dimostrato di saper superare i momenti difficili. Le difficoltà fisiche e gli infortuni hanno frenato la squadra. Era comunque difficile fare meglio di quello che sta facendo.

Per quanto riguarda la corsa alla Champions, il Milan e la Roma sono avvantaggiati sulle altre?

Il Milan non dovrebbe avere problemi a centrare il terzo posto. Per il quarto posto la Fiorentina e la Roma partono alla pari, il Genoa ha qualcosa di meno. E’ importante vedere in che condizione si arriva. La Roma deve recuperare gli infortunati e la Fiorentina deve riprendersi dalle bastonate prese con il Palermo. Ai viola servirebbero i gol dei centrocampisti.

Roma, Graziani: «L’Arsenal è uno scoglio duro, ma all’Olimpico può succedere di tutto»

Sale la febbre per Roma-Arsenal: la supersfida di Champions è in programma per domani sera. Abbiamo chiesto, in esclusiva per ilsussidiario.net, a Ciccio Graziani, che con la maglia giallorossa ha giocato la sfortunata finale contro il Liverpool del 1984, di raccontarci le ore che precedono un “big match” come quello di domani e un commento sullo stato di salute dei giallorossi, che andranno ad affrontare i Gunners con numerose assenze.

Maggio 1984, Roma-Liverpool è la finale di Coppa dei Campioni: un ricordo della partita…

I ricordi sono ovviamente brutti visto che quella sera abbiamo perso la Coppa Campioni… Mentre il percorso per arrivare alla finale è stato bellissimo, ci siamo tolti delle grandi soddisfazioni battendo Dinamo, Berlino, Goteborg, Dundee United. Peccato per la finale: perdere ai rigori è stata una beffa per tutti noi che ci avevamo creduto tanto. Perdere non è mai piacevole ma il ricordo della cavalcata verso la finale rimane ed è entusiasmante.

Domani la Roma incontra l’Arsenal, non è una finale, ma comunque una partita suggestiva e determinante per la stagione dei giallorossi. Come si preparano queste sfide?

Devi assumerti le responsabilità che hai nella squadra e portarle in campo. Devi parlare con i compagni, con l’allenatore. Sai che ci saranno tante televisioni e tanto pubblico allo stadio. Sono quei momenti esaltanti che un giocatore si aspetta di vivere più volte possibile. Più le partite sono importanti più ti gratifica fare questo mestiere.


Prima della sfida contro il Liverpool eravate stati in ritiro a lungo…

Eravamo stati una settimana a Cavalese: la società aveva voluto portarci lontano da Roma perché restando a casa avremmo sentito troppo l’attesa. In città ovunque ti giravi c’erano bandiere giallorosse. Il clima era eccitatissimo. Quindi siamo andati in ritiro per poterci preparare mentalmente, con serenità, a quel tipo di partita. Credo che fosse la scelta giusta. La settimana immediatamente prima della partita siamo tornati a Roma. Poi la partita è andata come è andata, ma tutto era stato preparato nel migliore dei modi possibile.


La pressione, l’attesa da parti dei tifosi può essere controproducente?

Le attese lunghe sono snervanti per tutti: rischi di spendere energie mentali enormi.


Paradossalmente quindi è meglio avere un calendario fitto, giocando ogni tre giorni…

Magari giocare ogni 2 o 3 giorni, come capita adesso, è eccessivo, può creare problemi dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista mentale è la cosa migliore, perché rimani sempre in partita.

Anche se, come nel caso specifico, si rischiano molti infortuni…

Non è capitato solo alla Roma ma anche alla Juve e all’Inter… Questi sono gli imprevisti del mestiere, ma dal punto di vista mentale, ripeto, giocare a distanza ravvicinata può dare dei vantaggi, perché non ti fa spendere energie nervose.

Domani però la Roma rischia di avere una squadra rimaneggiata…

Domani la Roma rischia due volte: prima di tutto perché gioca contro una grande squadra, che ha anche lei diverse assenze, tra cui quelle di Adebayor e Fabregas, però è un team costruito bene, che può contare su molti giovani interessanti che sono bravi e giocano un bel calcio. In più hanno vinto la partita d’andata. Invece i giallorossi devono recuperare una sconfitta, devono vincere senza prendere gol e poi si troveranno a giocare questa partita fondamentale con una serie di giocatori infortunati, che ritorneranno in campo proprio per l’occasione, come nel caso di Tonetto, Aquilani, Juan, Totti… Mancherà il centrocampo titolare perché saranno out Perrotta, Pizzarro e De Rossi.


Quanto peserà l’assenza di De Rossi?

Tantissimo, perchè lui è il playmaker della squadra, detta i tempi, si inserisce, è pericoloso sotto porta, ma anche quelle di Perrotta e forse quella di Pizzarro sono assenze importanti. A centrocampo i ragazzi dovrano fare una superprestazione, sopperire all’assenza di questi giocatori non sarà facile

Il fatto che Totti probabilmente giocherà è però molto importante…

Certo, ma è importante anche vedere a che livello di forma si trova. Se il capitano è al 70, 80% sarà determinante. Il suo rientro comunque dà fiducia, perchè lui, non solo è il giocatore che trascina tutto il gruppo, ma davanti può trovare in qualsiasi momento la giocata vincente.

Come vede questo Arsenal?

Sono forti, sono abituati a giocare a questi livelli e hanno tanti giovani bravi e che corrono molto… Però abbiamo ancora negli occhi la grande vittoria contro il Chelsea. A Roma può succedere di tutto.


Un pronostico…

Il mio cuore dice 3 a 1. Ce lo auguriamo, anche se ho l’impressione che questo Arsenal sia uno scoglio durissimo. Mi spaventa il fatto che, se prendessimo un gol, dopo dovremmo farne tre…

E se dovesse finire ai rigori come in quella finale contro il Liverpool?

Io i rigori li ho rivissuti tantissime volte, anche da tifoso, l’ultima volta nella finale con l’Inter di Supercoppa: se Totti avesse segnato avremmo iniziato la stagione con un trofeo… Mi auguro di non arrivarci, anche se tutto sommato potrebbe essere la volta buona e potremmo avere un po’ di fortuna anche noi…

Zampa:«Roma incerottata ma con il calore dei tifosi possiamo fare l’impresa»

«Sarà una Roma incerotta, con una formazione che sarà in dubbio fino all’ultimo minuto. Se passassimo avremmo fatto un’impresa. Stasera non solo ai tifosi chiedo di portare una bandiera o una sciarpa per colorare di giallorosso l’Olimpico, ma di far sentire la loro voce e il loro calore per tutta la partita, aiutando così i ragazzi».

Carlo Zampa, voce storica del tifo giallorosso, racconta in questa intervista a ilsussidiario.net, come la Roma e il popolo giallorosso si stanno preparando alla delicata sfida di Champions stasera contro l’Arsenal.

Come vedi la squadra?

Incerottato. Stanno tutti male e nelle ultime ore anche Spalletti ha preso l’influenza. La difficoltà di stasera è affrontare l’Arsenal con una squadra menomata dagli infortuni e dalle malattie

Tutti questi infortuni sono da addebitare solo alla sfortuna?

Ci possono essere varie cause. Prima una preparazione non adeguata, come tra l’altro ha confermato anche il preparatore Bertelli. Un’altra i campi di Trigoria che non mi sembra siano all’altezza. Ma soprattutto lo stress, dovuto alle partite e al campionato, che colpisce i giocatori. Mettiamo anche qualche recupero affrettato…

Magari anche aver voluto fare per il secondo anno consecutivo la preparazione a Trigoria…

Certo. Sono due anni che si è deciso così. Il primo anno è andato tutto bene, nel secondo non molto. Forse il fatto di non avere un’ossigenazione adeguata e temperature alte, hanno influito sul fisico dei giocatori. Magari non si pagano nell’immediato ma nel corso della stagione si risente. Dall’anno prossimo la Roma tornerà in Alto Adige.

In Premier e nel resto d’Europa le squadre di vertice non hanno così tanti infortuni

Ieri sentivo le dichiarazioni di Dossena del Liverpool e diceva che pur giocando anche 3 volte a settimana hanno un ambiente molto meno stressante del nostro. Non c’è quella pressione che invece c’è da noi. E questa non è cosa da poco.

Stasera giocherà il tridente con Totti Baptista Vucinic o ci sarà spazio per Menez?

Sarà una decisione che Spalletti farà all’ultimo minuto. Totti stesso sarà in dubbio fino alla fine perché ha problemi notevoli. Non so se schierare il tridente pesante sia una scelta opportuna. Dobbiamo certo segnare ma non dobbiamo gettarci allo sbaraglio, mettendo in difficoltà il resto della squadra, che vede giocatori non al top della forma.

La presenza in campo del Capitano è comunque importante per questa Roma incerottata?

Anche se non è al 100%, Francesco in campo è sempre una garanzia. Ma sono certo che chi giocherà stasera darà il massimo per passare il turno e non si tireranno di sicuro indietro.

E a centrocampo?

Ci potrebbe essere una staffetta tra Pizarro e Aquilani, con il primo in possibile vantaggio per un posto da titolare. Ma la tattica dipenderà dai giocatori che saranno disponibili al momento.

Anche la difesa non è al massimo

Juan dovrebbe essere della partita anche se ier i ha rimediato una piccola contrattura. Mexes ha 39 di febbre e Doni ha anche lui dei problemi.

Bisogna aspettare stasera…

Sì e c’è da dire che chi giocherà sarà comunque in condizione precarie e non ottimali.

I tifosi come si stanno preparando?

Al meglio. Stasera l’Olimpico sarà pieno in ogni ordine di posto. Malgrado le difficoltà la speranza c’è sempre e stasera faranno la loro parte per spingere la squadra. Il passaggio del turno sarebbe senza dubbio da considerare come un’impresa.

Vuoi fare un appello per chi andrà allo stadio?

Sarebbe bello che ognuno portasse una bandiera, una sciarpa, qualcosa che rappresenti i colori giallorossi. Ma stasera non basterà vedere lo stadio tinto di giallo e di rosso ma sarà fondamentale avere un tifo incessante. Dal primo all’ultimo minuto.

Nicola Berti: «Inter, se parti forte batti il Manchester!»

Tutto è pronto per Manchester-Inter. Ilsussidiario.net ha chiesto a Nicola Berti, anima del centrocampo dell’Inter di Trapattoni, che è in Inghilterra per seguire i nerazzurri, cosa bisogna fare per conquistare l’Old Trafford…

Come vedi la partita?

La vedo bene, l’importante è partire forte, non farsi schiacciare, non farsi chiudere, perché se dai al Manchester la possibilità di impostare la partita come vuole poi diventa difficilissimo. L’importante, in partite come queste, è lo spirito con cui si entra in campo.

In una cornice come quella dell’Old Trafford le emozioni saranno tantissime. Come si sente un giocatore prima di affrontare una sfida del genere?

E’ uno stadio fantasitco, forse il più suggestivo in assoluto. Queste sono le partite che un calciatore vorrebbe sempre giocare, queste son le sfide della vita, sono le sfide che uno sogna fin da bambino, quando inizia a tirare calci a un pallone… Di sicuro stasera non ci saranno problemi di motivazioni…

Una sfida che hai giocato paragonabile per clima e attesa?

Esagero, ma dico la finale di Coppa del Mondo del 1994, con la maglia della nazionale per esempio, ma anche le finali di Coppa Uefa con l’Inter, allora anche la Uefa era una competizione importante e difficile

La tua Inter giocò contro l’Aston Villa (Coppa Uefa 1990-1991) una sfida tiratissima…

Fu una rimonta straordinaria, avevamo perso 2 a 0 a Birmingham e al ritorno ribaltammo il risultato vincendo per 3 a 0. Io segnai il secondo gol, San Siro era una bolgia…

Come imposterà la partita Mourinho? Sembra intenzionato a schierare un’unica punta…

Tatticamente la imposterei anch’io con una sola punta: Ibrahimovic, ovviamente, e cinque centrocampisti che lo seguono, pronti a spegnere sul nascere l’iniziativa dei Red Devils e a inserirsi. In questo modo ci si può coprire bene per poi attaccare con ripartenze fulminee.

Faresti giocare Balotelli, magari facendolo partire da centrocampo?

Potrebbe essere una soluzione, Balotelli si potrebbe anche rischiare nel primo tempo: è uno che entra in campo a testa alta nonostante l’età ed è uno che se c’è bisogno di sacrificarsi può farlo. L’importante, come dicevo, è non farsi schiacciare, altrimenti loro prendono coraggio e diventano pericolosi, se invece gli dai qualche scossone all’inizio si possono spaventare anche loro, non sono degli extraterrestri.

Un pronostico secco…

2 a 2, passiamo noi!